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Baby driver

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Terminata la visione del film, nella vostra testa si sprecheranno i paragoni. Per quanto ci proverete, però, non riuscirete a trovare nulla di realmente simile a questo “Baby driver – Il genio della fuga” perché, come l'amico Quentin Tarantino insegna, il regista Edgar Wright sa benissimo che non è importante dove o cosa si ruba, ma come lo si fa. E che il film con protagonista il giovanissimo Ansel Elgort sia il più cool dell'anno è abbastanza evidente. Basta il trailer, o meglio ancora la sequenza iniziale di cinque minuti, per capire che un'esperienza così esaltante e soddisfacente ormai capita sempre più raramente di viverla, e non solo sul grande schermo. Perché quando cinema e musica si uniscono, quando le caratteristiche tipiche dei film di genere americani si fondono con le trovate geniali di un vero autore, per di più dall'umorismo british, come Wright, il risultato non può che essere magico. E “Baby Driver” è esattamente questo, un film che ti fa venire voglia di cantare e ballare, di guidare la macchina come un pazzo scatenato (non fatelo però!) e di innamorarti. Meglio ancora, tutte e tre le cose insieme.

Il Baby del titolo (Ansel Elgort) è un incredibilmente talentuoso guidatore al soldo di un boss del crimine (Kevin Spacey) che sfrutta le sue doti per le frequenti rapine e le conseguenti rocambolesche fughe. A guardarlo così, un po' per la sua giovanissima età e un po' per il suo continuo ed ossessivo ascoltare musica dagli iPod, non sembra di certo il più sveglio del gruppo, ma - come imparano ben presto i suoi colleghi di rapina - sarebbe un errore lasciarsi ingannare da una prima occhiata superficiale, perché una volta al volante niente per lui è davvero impossibile. Ma il ragazzo non ama questa vita da criminale ed è così che quando si innamora della bella e dolce Deborah (l'ex Cenerentola Lily James) decide di mollare tutto e partire con lei per un romantico viaggio on the road a suon di musica. Ovviamente non tutti sono d'accordo e le cose, inevitabilmente, non vanno come previsto. Non temete però, perché se la trama difetta di originalità, è in tutti gli altri aspetti che il film di Wright spinge forte sul pedale dell'acceleratore. Fino a raggiungere velocità mai viste.

Il regista ha raccontato di aver pensato a questo film per oltre vent'anni, da quando per la prima volta ascoltando la canzone Bellbottoms di The Jon Spencer Blues Explosion ha immaginato un lungo inseguimento in auto a tempo di musica, ovvero tutta la sequenza iniziale mozzafiato. Col passare degli anni non solo l'idea non l'ha più abbandonato ma si è fatta più ambiziosa: perché limitarsi ad un'unica sequenza così? Perché non realizzare un intero action movie le cui sequenze siano legate a canzoni ben specifiche? Perché non fare del suo protagonista un personaggio quasi da musical e donargli, sia quando è dietro al volante che quando è a riposo, delle vere e proprie coreografie danzanti? Il risultato, l'avrete capito, va oltre ogni aspettativa e quando vi diciamo che il film è costruito e soprattutto montato come un musical dovete fidarvi e crederci, perché potrete capirlo davvero solo in sala. Perché per quanto sia difficile da immaginare, “Baby Driver” non rinuncia mai alla sua anima action ma anzi regala sequenze strabilianti e adrenaliniche per tutta la sua durata. E non rinuncia nemmeno a quei dialoghi spesso surreali ma di culto che Wright ci ha saputo regalare. Ma è proprio inserendo questo elemento musicale che trova il perfetto equilibrio e realizza così il suo film migliore.

D'altronde nella filmografia del regista inglese le sequenze musicali (qualcuno ha detto Don't Stop Me Now dei Queen?) sono sempre state il momento più riuscito e iconico delle sue opere e questo “Baby Driver” rappresenta il perfetto coronamento di un sogno lungo una carriera. Per questo motivo ovviamente la colonna sonora è assolutamente sensazionale per scelta di titoli ed interpreti ma soprattutto per il perfetto utilizzo che Wright ne fa nel film: tra le tante non possiamo che citare la celebre Easy dei Commodores, le strepitose Hocus Pocus dei Focus e Radar Love dei Golden Earring. E poi ovviamente tornano Freddie Mercury e Brian May che in Brighton Rock quasi si sfidano a suon di acuti e assoli mentre sullo schermo si combatte in modo poco convenzionale ma assolutamente a tempo di musica.

La musica è evidentemente la protagonista assoluta del film, non ci sono dubbi, ed il suo utilizzo è sempre diegetico, interno al film, consapevole da parte di Baby e di tutti gli altri personaggi presenti in scena. E no, non tutti comprendono il suo modo di vivere e guidare nello stesso modo in cui non tutti capiranno l'eccezionalità di un film costruito in questo modo, ma che si tratti di talenti e geni purissimi questo non dovrebbe sfuggire a nessuno. Così come non potrà sfuggire la bravura di tutti gli attori coinvolti che regalano spessore e fascino a personaggi che in qualsiasi altro film del genere dovremmo considerare minori o secondari, ma che invece qui brillano grazie a dialoghi perfetti e divertentissimi. Un applauso speciale però va ad Ansel Elgort, guidatore e ballerino extraordinaire, e presenza silenziosa e carismatica per tutta la durata della pellicola: il vero rimpianto è che non abbiano scelto lui per interpretare il giovane Han Solo nel prossimo spin-off di Star Wars, perché a vederlo in questo “Baby Driver” non si può che immaginarlo fare la rotta di Kessel in meno di dodici parsec alla guida del Millennium Falcon. Magari con due auricolari nelle orecchie.

Scheda film: Baby driver - Il genio della fuga

  • Nazione: USA
  • Anno: 2017
  • Genere: Azione
  • Durata: 112'
  • Regia: Edgar Wright
  • Cast: Ansel Elgort, Lily James, Jamie Foxx, Jon Hamm, Jon Bernthal.