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Deadpool 2

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I Marvel Studios si muovono come un corpo unico, hanno uno stile e una mano chiarissimi a prescindere dagli autori dei singoli film. Sono in questo senso equiparabili alla Pixar, uno studio intero la cui impronta formale è subito riconoscibile.

“Deadpool” (sia il primo che questo secondo) è forse l’unico film di supereroi non prodotto direttamente dai Marvel Studios (come noto ciò che orbita intorno ai mutanti è della Fox) dotato di quel tocco, l’unico che potrebbe essere scambiato per Marvel, non fosse per gli eccessi violenza. “Deadpool” è l’unico supereroe non appartenente all’UCM i cui film hanno un concetto ampio di intrattenimento, che mescola l’ironia all’azione sapendo che entrambe necessitano della medesima cura e sofisticazione perché il mix possa dirsi riuscito e che a questo va aggiunta anche una personalità di ferro.

Il primo fu una sorpresa non da poco, replicava così bene il tono dei fumetti (cosa rara al cinema) da suonare come una novità a tutti gli effetti. Questo secondo lo conferma e se possibile lo enfatizza ancora di più (mentre tira una frenata sul sesso sebbene fosse stato tra gli elementi di novità vincenti). Anche la scelta di avere un co-protagonista sconosciuto e palesemente sovrappeso, che proprio per questo viene dal film stesso descritto come la vera minoranza non rappresentata al cinema (e invece molto frequente nella società americana), è un modo di sfruttare con intelligenza la metatestualità per più di un obiettivo e non solo per replicare le parti più di successo del primo film (i titoli di testa, la gag della parte del corpo mutilata che ricresce partendo dallo stadio infantile…).

Perché i film di “Deadpool” è così che dicono tutto quel che conta: rompendo la quarta parete, riconoscendosi come film di un universo condiviso (quello dei mutanti) realizzati all’interno di un’industria su cui hanno un’opinione precisa. La storia è un dettaglio che serve a veicolare queste ironie e queste battute. “Deadpool” infatti non parla di amicizia, superamento di un lutto, fiducia in sé stessi ecc. ecc. È a tutti gli effetti una riflessione su Hollywood, sulla carriera delle persone coinvolte (“Dagli stessi che hanno ucciso il cane di John Wick” recitano i titoli di testa). “Deadpool 2” infatti non si preoccupa mai davvero di creare una storia vera e propria ma imbastisce più un viaggio finalizzato a una vendetta, nel quale le alleanze cambiano un paio di volte e lo svolgimento rimane molto semplice. Questo è evidentemente l’unico problema di un film che è molto preciso sulle gag, ha un ottimo ritmo e può dirsi riuscito. Ed è quasi un miracolo constatare che l’atteggiamento che aveva decretato il successo del primo film continui a funzionare e a divertire. Come al solito, da non perdere la sequenza finale dopo i titoli.