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Ant-man and the wasp

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Se è vero che l'enorme successo del Marvel Cinematic Universe sta serializzando il cinema, guardando questo “Ant-Man and the Wasp” si ha l'impressione di trovarsi di fronte a quello che, normalmente nelle serie TV, è l'episodio flashback che ci racconta cosa è successo a determinati personaggi che sono stati trascurati, se non addirittura estromessi, dalla linea narrativa principale. Sappiamo tutti che i due supereroi del titolo non erano presenti nella grande battaglia contro Thanos, ma quello che ancora non sapevamo è per quale motivo. Questo nuovo film della Marvel firmato da Peyton Reed ci racconta gli avvenimenti immediatamente precedenti ad “Avengers: Infinity War” concentrandosi (quasi) esclusivamente su quelle che sono le vicende personali di Scott Lang e Hope van Dyne. Sappiate però che di Thanos e delle conseguenze della sua vittoria sugli Avengers non vi è alcuna menzione se non dopo i primi titoli di coda (adesso non avete proprio più scuse per non rimanere seduti fino alla fine), quindi se avete intenzione di guardare “Ant-man and the Wasp” per il solo scopo di sapere come prosegue la storia delle Gemme dell'Infinito siete totalmente fuori strada. Ma perdersi questo film sarebbe comunque un peccato, perché, esattamente come il capitolo precedente del 2015, le avventure di Ant-Man rappresentano comunque la parte più divertente e spensierata dell'MCU. Se però tre anni fa avremmo potuto definire lo script di Edgar Wright (poi modificato e riadattato dopo il suo licenziamento) quasi anarchico, questa volta siamo in un film dai toni comunque molto leggeri e da commedia, ma molto più inserito e uniformato a quello che è ormai lo standard e lo stile dei Marvel Studios.

È un male che la ventesima pellicola del Marvel Cinematic Universe sia perfettamente coerente e integrata in quella che è ormai la saga di maggior successo della storia del cinema? Forse solo per chi è stufo di determinate meccaniche e trovate narrative non particolarmente originali, ma la qualità rimane sempre comunque su livelli altissimi, ed è in fondo quello che interessa alla maggior parte degli spettatori. Dialoghi brillanti e situazioni davvero molto divertenti, sequenze di azione adrenaliniche e un interessante sviluppo dei personaggi principali: difficile davvero chiedere di più ad un sequel di un film che aveva come suo punto di forza principale proprio l'originalità e la commistione dei generi. L'assenza di Wright in fase di stesura di soggetto e sceneggiatura sicuramente si fa sentire, ma anche se il suo nome fosse stato presente nei credits, sarebbe stato comunque impossibile, o quanto meno sbagliato, riproporre una copia di quanto già fatto. O anche semplicemente tornare a proporre un heist movie (molto) sui generis. La scelta quindi di allargare un tema appena accennato nel film precedente, quello del mondo quantico e delle sue meraviglie/insidie, è certamente la scelta più scontata ma anche saggia. Nonché anche quella che, con molte probabilità, potrà tornare più utile per il futuro del Marvel Cinematic Universe e permetterà alla Marvel di unire questi due supereroi in miniatura ai (restanti) Avengers.

Come succederà non ci è dato saperlo e francamente nemmeno siamo in grado di immaginarlo. Quando si parla di questi argomenti noi ci sentiamo spaesati quanto il simpatico Paul Rudd che giustamente, con una battuta particolarmente gustosa, chiede ai suoi amici ma in fondo anche agli sceneggiatori: “ma con voi è sempre tutto quantico?”. D'altronde è proprio questo suo essere un vero antieroe l'elemento di maggiore successo del supereroe in questione, soprattutto ora, in questo secondo capitolo, che ha al suo fianco una compagna ben più seriosa, efficiente e letale come la Wasp della sempre splendida Evangeline Lilly. Con la sua presenza le scene di azione guadagnano tantissimo e anche le coreografie di combattimento possono finalmente dirsi all'altezza del resto della saga.

Ma la centralità del personaggio di Hope permette anche di spostare la storia su elementi più familiari e trasformare anche questo film, come molti altri dell'MCU, in un'analisi sui rapporti tra genitori e figli. L'inserimento di un'attrice di razza come Michelle Pfeiffer, unita alla conferma di un fantastico Michael Douglas, aggiunge profondità, pur con poco screen time a sua disposizione, a tutti i personaggi dell'opera così come all'intera mitologia dei personaggi di Ant-Man. Non funziona altrettanto bene, invece, il personaggio del villain, Ghost: pur essendo molto affascinante da un punto di vista visivo e più che funzionale nelle scene di combattimento, la sua storia avrebbe meritato un maggiore approfondimento. Inserita così, in modo quasi marginale, il suo potenziale tragico diventa più un difetto che altro. D'altronde lo stesso problema lo hanno tutti i personaggi secondari, con la sola eccezione del divertentissimo Luis di Michael Peña, ancora una volta al centro dei momenti più brillanti della pellicola. Ma anche in questo caso il merito, con tutta probabilità, è ancora delle trovate di Edgar Wright. Il regista Peyton Reed si limita a capitalizzare quando di buono era già stato fatto a livello di personaggi e a dirigere un film tecnicamente molto valido e perfettamente in linea con gli altri Marvel. Non una (mezza) rivoluzione come “Black Panther”, non un game changer come “Avengers: Infinity War”, nemmeno un rischioso (mezzo) passo falso come “Thor: Ragnarok”. Questo “Ant-Man and the Wasp” è esattamente quello che ci si poteva aspettare, ma come blockbuster estivo va decisamente bene.

Scheda film: Ant-man and the Wasp

  • Nazione: USA
  • Anno: 2018
  • Genere: Azione
  • Durata: 118'
  • Regia: Peyton Reed
  • Cast: Evangeline Lilly, Paul Rudd, Michelle Pfeiffer, Walton Goggins, Judy Greer