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Aladdin

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Una lampada magica piena d’allegria, colori e canzoni. Dopo tante riletture d’autore più o meno riuscite, e spesso crepuscolari, dei cartoni classici, Disney consegna una versione live di “Aladdin” con un travolgente Will Smith in versione genio egocentrico, folle e tenero. Accolto da una pioggia di applausi all’anteprima londinese il film firmato da Guy Ritchie ha al centro un Genio che canta balla e trova il tempo d’innamorarsi della cameriera della principessa Jasmine. “Ho cucito tutto sul Dna di Will”, spiega il regista. 

Will Smith, in pantaloni sportivi e t-shirt bianca, confessa: “Non ero più abituato a queste reazioni, nei miei ultimi film che non sono andati bene la prima domanda che mi facevate era: come stanno Giada e i ragazzi? Che bello invece ritrovare un successo come questo”. Soprattutto dopo i 50 anni. “Non ci posso credere ma sì, arrivare a mezzo secolo significa girare un angolo nella vita. Questo film per me è un grande ritorno. Sono stato lontano dal cinema per due anni, per studiare, imparare, crescere, ho riscritto le mie priorità: stare con persone che amo, in posti che amo a fare cose che amo. Questo è stato per me “Aladdin” e ne sono felice”. E pensare che le prime immagini del divo in versione blu e calva avevano provocato ironia e centinaia di sfottò sui social; “divertenti”, era stato il suo imbarazzato commento. Dei tanti Geni del cinema (c’è perfino quello interpretato da Vittorio De Sica in “Le meraviglie di Aladino”, 1961) il più temuto era “Aladdin” del 1992 in cui il Genio aveva la voce di Robin Williams. “Quando la Disney mi ha chiamato ho avuto paura. È stato come se mi dicessero: sai, rifacciamo “Il padrino” e tu fai il ruolo di Al Pacino. Robin ha cambiato i canoni comici in un film d’animazione, c’era davvero poco da aggiungere alla sua libertà creativa. Ma provando le canzoni ho capito che potevo cercare di omaggiarlo regalando un pizzico di nostalgia ma anche, essendo la nostra una versione dal vivo, aggiungere qualcosa di mio. Risate, romanticismo, canzoni, travestimenti: è stato come raccogliere tutto quello che ho messo su in trent’anni di carriera e spararlo in un unico film”.

Molti avevano dubbi sul regista. Perfino il musicista premio Oscar Alan Menken, che firma le canzoni come fece con quelle del cartone originale (e in “La bella e la bestia” e “La sirenetta”, che segnarono il rinascimento disneyano anni 90), dubitava di un musical diretto dal regista di “RocknRolla” che ha azzeccato la saga di Sherlock Holmes e affondato tra gli effetti speciali quella di Re Artù. Invece “Aladdin” di Guy Ritchie è una lampada magica da cui escono un cammello di fiori gialli alto sei metri, elefanti e struzzi, ballerine e pappagalli, una città di bancarelle e palazzi reali, caverne piene di tesori, decine di geni blu minuscoli e giganteschi, moltiplicati in una sinfonia pop, rap e bollywoodiana in cui balla perfino il vecchio sultano (doppiato nella versione italiana da Gigi Proietti), con una credibile scimmietta digitale e un dolcissimo tappeto volante. “È davvero un film pensato per la mia famiglia” commenta il regista, “vivo in una casa con cinque ragazzini dai nove ai quindici anni, guardiamo centinaia di film, i bambini premono perché li intrattenga e se posso riuscirci con loro ho pensato che potevo farlo anche con quelli degli altri. L’idea principale è stata prendere il meglio dell’effetto nostalgia e portare però freschezza, attualizzare e dare spessore al personaggio di Jasmine, senza esagerare”. A incarnare Jasmine è la nuova star Naomi Scott, (sarà anche una delle prossime Charlie’s Angels) che lotta per diventare Sultano e aiutare il suo popolo malgrado la legge lo vieti, e canta Speechless, brano che la dice lunga sull’evoluzione delle principesse Disney (in Italia Giunti pubblica una nuova collana, Storie di talenti, per raccontarle come persone che hanno saputo coltivare fin da piccole le proprie qualità). “Quando ho cantato sul set ero emotivamente sconvolta poi mi sono girata e ho visto che Guy Ritchie stava piangendo”. Sul nuovo corso Disney ragiona anche Mena Massoud, canadese di origini egiziane che interpreta Aladino, alle spalle un ruolo drammatico nella serie Jack Ryan: “Agrabah è un luogo inventato ma riflette la cultura mediorientale. E penso che il cast multiculturale del film si inserisca nel cambiamento in atto a Hollywood. Per attori che appartengono a un gruppo etnico come il mio non è facile diventare protagonisti di un classico Disney: spero che questo film dimostri che ne siamo all’altezza”.

Ma del resto la forza della Disney è sempre stata quella di adattare le sue storie ai tempi in cui viviamo.

Scheda film: Aladdin

  • Nazione: USA
  • Anno: 2019
  • Genere: Family
  • Durata: 126'
  • Regia: Guy Ritchie
  • Cast: Will Smith, Naomi Scott, Marwan Kenzari, Billy Magnussen, Mena Massoud