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Tenet

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Alla fine di un film che va necessariamente visto in sala, la prima cosa che viene in mente nel cominciare a pensare a “Tenet” è una frase di un'altra pellicola. Di “Jurassic Park” per la precisione. Quando lo scienziato Ian Malcom vede le meraviglie presenti nel parco di divertimenti creato da John Hammond, non può non esclamare: “L'hai fatto. Brutto figlio di puttana!”. La seconda parte della frase non è in linea con l'eleganza di Christopher Nolan, ma fa capire come l'ultima opera del regista inglese sia una creatura fuori dall'ordinario, che cambia a seconda del punto di vista, invitando letteralmente lo spettatore a partecipare all'esperienza sul grande schermo. Dopo anni, l'autore è finalmente riuscito a realizzare la sua versione del cubo di Rubik. Spesso criticato per l'eccessiva freddezza, o per la tendenza a concettualizzare troppo i propri film, con “Tenet” Nolan ha scatenato il suo aspetto più giocoso, quello che si percepisce nel documentario “The Batmobile Documentary”, realizzato per i settant'anni della macchina di Batman, in cui parla, con gli occhi che si illuminano, di quando tornava da scuola per vedere la serie tv con protagonista Adam West, giocando con la macchinina che riproduceva il modello disegnato da George Barris, di cui apprezzava soprattutto la fiamma ispirata a quella di un jet (già da allora si capivano molte cose). Costato 205 milioni di dollari, “Tenet” non è soltanto puro intrattenimento: se c'è infatti un regista che ha fatto sua la capacità di Steven Spielberg e James Cameron di unire lo spettacolo a una visione autoriale precisa, incassi stellari e apprezzamento di pubblico e critica, è proprio Christopher Nolan. Oltre a ripercorrere la filmografia dell'autore e a confermare, e amplificare, le ossessioni che lo caratterizzano da sempre, “Tenet” riflette anche sul destino del cinema stesso. Forse perfino su quello dell'umanità. Sarà lo spettatore a deciderlo: come dice uno dei personaggi, “questa è la mia storia. Sono io il protagonista”. Questa è solo una recensione di “Tenet”: a ogni visione del film potrebbe cambiare. In principio fu il titolo: fin da quando è stato annunciato che il nuovo film di Christopher Nolan si sarebbe chiamato “Tenet”, le speculazioni si sono accumulate negli anni. Sarà un film palindromo? Si potrà vedere dall'inizio alla fine e viceversa? Premesso che scrivere di un film come questo è quasi criminale, perché è un'esperienza che va letteralmente vissuta in sala (è proprio Nolan a dircelo: un personaggio, a un certo punto, dice: “non devi capire, devi sentire”), riflettiamo un attimo. La parola Tenet è al centro del Quadrato del Sator, un quadrato considerato magico, che consiste in un'iscrizione di parole in latino: Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas. A seconda del punto in cui si comincia a leggere, le cinque parole danno origine alla stessa frase, facendo della composizione un palindromo. Ovvero una frase che può essere letta da sinistra a destra e viceversa, ma anche dall'alto in basso e viceversa. Inutile dire che ognuna di queste cinque parole compare nel film: Tenet è nel titolo, giustamente, visto che “tiene” tutto insieme. C'è anche qualcuno che dirà “timore no tenet” e diciamo che Tenet potrebbe essere qualcosa di molto importante. Il collante del film. Nonché il film stesso. Ci sono anche Opera e Rotas. E ci fermiamo qui. Arepo c'è e allo stesso tempo non c'è: nel Quadrato del Sator è la parola più misteriosa, perché non compare altrove nella lingua latina classica. A seconda delle epoche, il suo significato è stato identificato come: aratro, ruote, ma anche falcetto. Collegato alla nascita di un bambino da Virgilio, è stato interpretato dai cristiani come profezia della nascita di Cristo. Ci limitiamo a dire che nel film è collegato all'arte. E a una donna. Chi compare prepotentemente è invece Sator: Andrei Sator è il nome del personaggio interpretato da Kenneth Branagh. Plurimiliardario russo dall'infanzia difficile e il pugno di ferro. Sator significa seminatore e quindi, in senso figurato, padre, creatore. Fatta questa premessa, si può dire che “Tenet” sia un vero e proprio rompicapo filmico, che comincia (o finisce?!) con il genere più adatto a risolvere un mistero. Un genere che Christopher Nolan ha dimostrato di amare fin dal suo esordio: il noir. A farci da guida nel complicato mondo di “Tenet” è il personaggio senza nome interpretato da John David Washington: di lui sappiamo che è un agente segreto, incaricato di impedire la Terza Guerra Mondiale trovando più informazioni possibili su una misteriosa tecnologia, che sembra in grado di invertire il tempo. La storia di cui, lui, è protagonista, inizia quindi come un noir e un film d'azione (alla James Bond, visto lo sfoggio di completi e orologi bellissimi), ma presto cambia. Si aggiungono infatti dramma familiare, fantascienza e perfino film di guerra. Sogno o realtà? Vita o morte? Passato, presente o futuro? A seconda degli oggetti, e delle persone, con cui Il Protagonista interagisce, “Tenet” cambia, si trasforma, va avanti e indietro. Ad accompagnarlo (e/o ostacolarlo) in questo percorso, il già citato Andrei Sator, sua moglie, Kat (Elizabeth Debicki), e Neil ( Robert Pattinson), un altro agente segreto. “Following”, “Memento”, “Insomnia”, “Il cavaliere oscuro”, “The prestige”, “Inception”, “Interstellar”, “Dunkirk”: c'è tutto il cinema precedente di Christopher Nolan in “Tenet”. E quindi tutte le sue ossessioni. Gli spettatori più attenti avranno notato la passione di Nolan per le mani: nei momenti decisivi, o importanti, c'è sempre qualcuno impegnato a muovere un oggetto. Che sia la carta da gioco (o la matita) estratta da Joker in “Il cavaliere oscuro”, le mani insanguinate di “Insomnia”, il cappello di “The Prestige”, o la trottola di Cobb per “Inception”, le mani sono fondamentali. “Tenet” è un tripudio di dita che muovono oggetti: proiettili, pistole, valigette, quadri, lingotti d'oro. La mano nella filmografia di Nolan è un simbolo potentissimo: è lo strumento di chi crea, di chi distrugge, ma principalmente di chi costruisce un'illusione. Se in Dario Argento le mani uccidono, in Nolan la mano è la metafora stessa del suo operato: quella di un illusionista, che si diverte a farci seguire la carta per indovinare cosa ci sia disegnato sopra. Per poi confonderci. E farci ricominciare a giocare. La tecnologia, la struttura, gli ingranaggi sono un'altra ossessione di Nolan: gli ambienti, i mondi dei suoi film sono costruiti con una cura tale da diventare spesso protagonisti. “Tenet” non fa eccezione. Anzi, il film stesso è il vero personaggio. Quando il mondo in cui sono immersi gli individui che lo abitano è così importante, questi finiscono per diventare dei simboli, non dei veri esseri umani con cui il pubblico entra in empatia. E questa forse è la vera critica che si può fare al cinema di Nolan: a volte ai suoi personaggi manca un po' di sangue. Ma in “Tenet” questo è essenziale: Il Protagonista, Sator, Neil, Kat sono davvero pedine, metafore per qualcosa di più vasto e universale. Umani pur essendo icone. E viceversa. In grado di sanguinare e di ricordare, ma il loro sangue e i loro ricordi possono essere quelli di chiunque. Dell'umanità intera. La memoria e i ricordi sono al centro di “Memento”, “Inception” e “Interstellar”: sono loro a scandire il tempo e dargli un senso. L'ossessione per la tecnologia, le mani e il tempo di Nolan è infatti spesso simboleggiata da un orologio (di cui il regista è anche un collezionista). Qui il tempo e la memoria si fondono come forse mai prima nel suo cinema: non tutti i personaggi hanno le stesse informazioni, perché non tutti vivono il tempo allo stesso modo. La scienziata interpretata da Clémence Poésy spiega al Protagonista che concepire il tempo in termini di causa che viene prima dell'effetto è soltanto un modo possibile, quello convenzionale. E se hai a disposizione un mezzo come il montaggio, l'essenza stessa del cinema, questo lo sai molto bene. Se questa recensione, per evitare spoiler, vi sta sembrando sibillina, non osiamo immaginare cosa abbia dovuto affrontare Jennifer Lame, montatrice di “Tenet”. Abituata a drammi familiari e storie intime, Lame si è ritrovata a dover montare un noir, un film di guerra, d'azione e di fantascienza tutti insieme. E proprio lei è l'arma segreta della pellicola: è il suo tocco a rendere “Tenet” più intimo, a dargli una scintilla di umanità. Oltre a essere, tra inversioni temporali, salti ed ellissi, probabilmente uno dei montaggi più complessi della storia del cinema. Perdersi in una struttura complicata come quella di “Tenet”, in cui azione e concetti vengono sparati come proiettili, è molto facile. Per darci un filo grazie a cui orientarci nel suo labirinto, Nolan usa anche i colori: il rosso e il blu su tutti. Chiaro omaggio a “Matrix”, diventano preziosi per orientarsi nelle scene più ambiziose del film. Vita e morte, sogno e realtà, passato e futuro: scegliete che colore seguire e vivrete esperienze diverse. Poi c'è anche il bianco e nero, quello della pelle, che diventa una metafora incredibilmente in linea con i fatti del nostro presente. Sator, il padre, il seminatore, è bianco e aggressivo. Ha costruito la sua fortuna sull'inganno, la sopraffazione, la violenza. Se non può avere una cosa, vuole che nessun altro la possegga. Tratta come se fossero suoi, indistintamente, oggetti, persone, epoche. A contrastarlo Il Protagonista di John David Washington: mano a mano che acquisisce consapevolezza, diventa più forte, si ribella, cerca gli strumenti per diventare l'unico padrone del proprio destino. Il vecchio sistema e il futuro che avanza che si scontrano nel presente: anche nella scelta di casting Nolan non ha lasciato nulla al caso. “Viviamo in un mondo crepuscolare. Nessun amico al tramonto”: viene detto più volte in “Tenet”. Nel cinema di Nolan c'è sempre un universo al collasso, pronto a esplodere. Se i nostri padri concepiscono il tradimento ma non l'errore, che cosa ci rende davvero umani? E chi ha visto il futuro e conosce il passato, come può pensare di far nascere un figlio in un mondo arrivato alla fine? La speranza, l'empatia, l'essere padroni delle proprie scelte: così come il cinema stesso, almeno quello della sala, è ormai un mondo al crepuscolo, l'umanità affronta da sempre momenti che sembrano portare a un'inevitabile notte. Forse bisogna proprio morire per poter ricominciare. Ci vediamo all'inizio. O, almeno, sul grande schermo.

Scheda film: Tenet

  • Nazione: USA
  • Anno: 2020
  • Genere: Thriller
  • Durata: 152'
  • Regia: Christopher Nolan
  • Cast: John David Washington, Elizabeth Debicki, Robert Pattinson, Kennet Branagh, Aaron Taylor-Johnson