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Assassinio sull'Orient Express

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Chiedete a Kenneth Branagh quale è stato il momento più brutto della sua vita e vi parlerà di un periodo imprecisato intorno al 1994. Reduce dai successi di “Enrico V” e “Molto rumore per nulla”, l’attore britannico si cimenta nella regia di “Frankenstein di Mary Shelley”, una grossa produzione con Robert De Niro nei panni della creatura e Helena Bonham Carter in quelli di Elizabeth (pare che lei e Kenneth sul set ebbero una storia). Ma il film è un flop gigantesco.

Chiedete a Branagh qual è il momento più bello della sua vita, e vi risponderà che è oggi. Qualche ora prima di incontrarci in questo albergo di Los Angeles, ha lasciato le impronte delle mani davanti al Chinese Theatre, un onore che tocca solo ai grandi. Da quel tonfo del 1994, la sua carriera è stata tutta una rimonta: la regia di “Thor” nel 2011, il ruolo di Laurence Olivier in “Marylin” che gli regala una nomination all’Oscar, la regia di “Cenerentola” nel 2015 che porta nelle casse della Disney oltre 500 milioni di dollari, la parte del comandante Bolton in “Dunkirk”. Fino a “Assassinio sull’Orient Express”nel doppio ruolo di regista e di Hercule Poirot, il mitico detective creato da Agatha Christie. Con un cast di stelle e un budget di 55 milioni di dollari, il film esce in Italia il 30 novembre.

Dagli abiti agli arredi, nel film la cura per i dettagli è incredibile. Quanto era importante per lei ricreare alla perfezione quel mondo?Che fosse il movimento di una tovaglia quando viene stesa o la posizione delle posate, abbiamo passato in rassegna ogni dettaglio, ogni fotografia per vedere che cosa usavano sull’Orient Express. Lampade, lenzuola, piatti, bicchieri. Tutto è servito a ricreare quel periodo storico in cui il viaggio era sì una necessità, ma anche un pretesto estetico, quasi sensuale”.

Sbaglio, o c’è anche il desiderio di rievocare l’età d’oro del cinema, quando si potevano spendere tanti soldi e allestire grandi produzioni con cast incredibili?È il cinema con cui sono cresciuto. Un cinema in cui, al contrario per esempio della televisione, gli spettatori hanno preso un impegno con il film: sono lì, sono come a tua disposizione”.

Assassinio sull’Orient Express è stato anche un film di Sidney Lumet, nel 1974.  “Quello di Lumet è un capolavoro, una commedia scoppiettante. Il mio invece è un film sulla perdita e sul dolore, sentimenti che in questo momento storico forse la gente è più disposta ad affrontare”.

Il suo Poirot ha molte risposte, ma pone anche tante domande.Scoprire chi è stato non gli basta. Deve capire anche perché l’ha fatto. E una volta compresa la motivazione la domanda successiva è: si può chiamare giustizia questa? La vendetta è giustizia? La vendetta è chiusura del cerchio? Per un uomo come Poirot, che all’inizio pensa che esista solo il bene contrapposto al male, sarà difficile cambiare idea? Vedrà finalmente la zona grigia? Sarà disposto ad accettare una sorta di ambiguità morale, lui che è così assolutista?”.

Da dove viene la moralità di Poirot?È nel suo Dna. Penso gli serva per trovare equilibrio, per rimanere stabile all’interno di un mondo caotico. Poirot ha un’idea diversa di giustizia, ma è costretto a rivedere la sua posizione. Credo che questo dilemma sia l’aspetto che rende il film contemporaneo”.

Non crede si stia esagerando con la moda dei remake?È vero, sembra esserci un po’ di stanchezza. Ma gli spettatori sono conservatori: dai loro qualcosa di nuovo e lo rifiutano. Dai loro qualcosa che richiede più di due secondi di spiegazione, e l’attenzione è già svanita. Forse è per questo che gli Studios vanno dietro a titoli già conosciuti”.

Lei nei suoi gusti è un conservatore?Ascolto la stessa musica di quando avevo 15 anni e tutte le domeniche mangio l’arrosto con la mia famiglia”.

Prima parlava di dolore e vendetta. Sono temi molto shakespeariani.Quando giravo il film stavo preparando anche un Amleto teatrale con Tom Hiddleston e questi due progetti si sono come piacevolmente sovrapposti. L’unica cosa che davvero sappiamo della vita è che moriremo e che le persone che amiamo moriranno anche loro, a volte prima di noi. La perdita è un sentimento con cui abbiamo a che fare sempre. Shakespeare perse un figlio quando era molto giovane: l’effetto che la perdita di un bambino ha sulla psiche umana può essere molto violento e primordiale”.

Quest’estate ha fatto molto scalpore un Giulio Cesare con Cesare vestito come Trump. Lei farebbe una cosa del genere?Credo che con i classici paghi l’onestà. A volte l’idea originale risulta riduttiva: funziona per una parte dello spettacolo, ma è difficile da sostenere nella sua interezza perché finisce per portarti lontano da quello che l’opera richiede. Ho fatto Amleto in abiti contemporanei e con la recitazione molto naturale. Non farei mai però un Amleto che usa il cellulare o che per fare una battaglia invece della spada usa i tweet”.

Che cosa significa per lei il successo?Poter continuare a lavorare”.

Mi sembra che la sua carriera sia ben oltre questo traguardo.Quando sono arrivato a Hollywood, trent’ anni fa, un pezzo grosso mi disse che in questa città quello che conta è la temperatura: calda o fredda.  Il talento non va mai via, ma la temperatura cambia. Non è nulla di personale, ma quando sei freddo il telefono non suona e la gente che chiami non ti risponde. Quando sei di nuovo caldo, perché si ricordano di te o perché c’è l’opportunità giusta, quelle stesse persone che non ti rispondevano ti chiamano di nuovo e tutto torna normale, come se non fosse successo niente”.

Lei ha detto che è rimasto allibito per lo scandalo Weinstein, e ha espresso solidarietà nei confronti delle donne che si sono fatte avanti. Io però le chiedo: le molestie sessuali ci sono in ogni ambiente, ma perché a Hollywood di più? Ha forse a che fare con una vecchia idea per cui le attrici in fondo sono solo carne a disposizione?Alfred Hitchcock diceva che noi attori siamo bestiame. In passato siamo stati descritti come vagabondi e furfanti. Nella mia carriera ho incontrato persone scortesi, ma non mi sono mai trovato in situazioni in cui qualcuno si è comportato da predatore sessuale. È però vero che per le donne è diverso: la natura stessa dell’industria, sempre alla ricerca di volti nuovi e giovani, le rende ancora più vulnerabili. Eppure, in trent’anni fuori e dentro Hollywood, il mio lavoro non solo è stato facilitato, ma in alcuni casi proprio ispirato dalle donne. La mia speranza è che da tutta questa negatività esca qualcosa di buono”.

Del suo “Cenerentola” si disse che era un film femminista.Una storia come quella ha davvero il potere di influenzare la mente delle bambine: volevo che vedessero qualcosa di più di una vittima, perché non lo è”.

Le critiche dopo il flop di “Frankenstein” la ferirono?Se lo avessero fatto, ora non sarei qui. Noi attori siamo continuamente giudicati, fa parte del mestiere. Se le critiche ti feriscono, meglio non leggerle. Se puoi, leggile e impara dagli errori. All’inizio sembrava difficile, ora molto meno”.

Quindi lei adesso è caldo.Penso a me stesso come a una foglia: dopo la tempesta sono ancora qui. In tutte le carriere ci sono alti e bassi. La cosa importante è non smettere mai di imparare. Una cosa di cui sono grato a questo film è che mi ha permesso di recitare con attori che ammiro da sempre. È stato molto istruttivo. Ciascuno di loro usa tecniche diverse e io ho avuto il privilegio di guardarli con gli occhi di Poirot”.

Scheda film: Assassinio sull'Orient Express

  • Nazione: USA
  • Anno: 2017
  • Genere: Thriller
  • Durata: 113'
  • Regia: Kenneth Branagh
  • Cast: Kenneth Branagh, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp