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Made in Italy

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L’obiettivo di Luciano Ligabue, una carriera da rocker con 20 album e più di 700 concerti e una decisamente più sintetica da regista (questo è il suo terzo film), era quella di far venire nostalgia dell'Italia, non a chi è andato via ma a chi ancora ci sta. Così è nato “Made in Italy”, prima concept album tre volte disco di platino e infine film prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci e distribuito da Medusa. Stessa compagine, compreso il protagonista Stefano Accorsi, di “Radiofreccia”, film d'esordio di Ligabue che tra i vari riconoscimenti (tre David e due Nastri d'Argento) vanta di essere entrato nell'archivio cinematografico del Moma di New York. Ma se vent'anni fa (in mezzo c'è stato il meno fortunato “Da zero a dieci”) Ligabue sceglieva di raccontare la provincia degli anni Settanta, la libertà delle radio libere e il dramma dell'eroina, questa volta affronta di petto la contemporaneità. “La mia non vuole essere un'analisi sociale - chiarisce subito Ligabue - la storia di Riko e dei suoi amici nasce dal desiderio di raccontare un uomo di mezza età che perdendo il suo lavoro, perde il senso di identità, diventa improvvisamente fragile. Facendo questo mestiere sono diventato un personaggio pubblico e attraverso la musica ho frequentato tante persone, alcune delle quali sono diventati amici. Ma gli amici che mi tiro dietro dall'infanzia, quelli sono la realtà che vivo di più. Tra loro ci sono tante persone perbene che non hanno voce, ecco volevo portare un pezzettino della loro storia nel film. Hanno definito “Radiofreccia” un film generazionale che era la cosa più lontana da quello che avevo in mente ma se qualcuno si identifica per me va bene così”.

Stefano Accorsi è Riko, alter ego del regista che dice “avrei potuto essere io se non avessi trovato nessuno che mi produceva un disco”, operaio in un salumificio dove da trent'anni insacca mortadelle; da tanti anni (“forse troppi”) sta insieme a Sara (Kasia Smutniak) che a Reggio (cioè Reggio Emilia) ha un bel salone da parrucchiera. Hanno un figlio, Pietro, che tra poco andrà al DAMS, “il primo della famiglia ad andare all'università”. Riko vive nel paradosso di aspettare un cambiamento (“sono anni che aspetto che le cose cambino”, dice al suo miglior amico, artista di buona famiglia che ha sperperato tutto al gioco), ma di non riuscire a essere il motore di quel cambiamento: è legato alle sue radici, alla sua terra, alla donna di cui si è innamorato tanti anni fa, all'azienda che ha visto crescere e che ora è sprofondata nella crisi. “Siamo consapevoli che il cambiamento fa paura, c'è sempre la preoccupazione che non porti buone cose, soprattutto se ti ancori alle due o tre certezze che hai - dice Ligabue - Ma il cambiamento è necessario e inevitabile; quello che ci condiziona non sono tanto le cose che cambiano intorno a noi, ma come reagiamo a questi cambiamenti: Riko e Sara vivono una realtà consolidata che entra in crisi, una realtà in cui l'inquietudine di Riko gli fa vivere tutto stretto nonostante ami quelle certezze. La sua crisi però gli permetterà di cambiare lo sguardo sulle cose. L’album “Made in Italy” nasce come progetto balordo, è anacronistico un concept album negli anni Duemila, sono consapevole che la musica oggi si ascolta velocemente, si arriva al ritornello e si passa ad altro. Un concept album è al limite della presunzione ma era quello che volevo fare, era la storia che volevo raccontare, dare spazio a un personaggio come meno privilegi di me. Ho cominciato a parlare del mio sentimento per l'Italia dieci anni fa con una canzone che si intitolava Buonanotte all'Italia e poi ho fatto altre incursioni per raccontare il mio amore verso il paese e che non viene meno nonostante la frustrazione che provo nei confronti dei suoi difetti che non vengono risolti. L'Italia la vedo in fase di grande incertezza, ma non è tanto importante come la vedo ma il sentimento che continuo a provare. Nel film diciamo che nessun italiano fa le vacanze a Roma e nessuno la luna di miele in Italia, è così: diamo per scontata la sua bellezza. Io vivo in provincia da un numero irraccontabile di anni e ci sto bene, il mio raggio di azione è limitato geograficamente ma racconto ciò che conosco bene”.

Nella colonna sonora del film, che esce il 23 gennaio, ritroviamo tredici inediti e sette canzoni dell'album tra cui Mi chiamano tutti Riko che apre il film sui titoli di testa con un Accorsi, a metà tra un cowboy rocker e un insaccatore di salami, che balla davanti a un mortadellone da otto metri su una coreografia di Luca Tommassini, che ormai affianca il suo impegno come direttore artistico e coreografo di X Factor con il contributo al cinema italiano (Manetti Bros, Verdone, ora il Liga). Ligabue ha raccontato di aver visto questa mortadella gigante, che producono per le fiere, e aver avuto la visione di Accorsi su un set vuoto con un costume chiassoso. “Voleva un numero che fosse più un qualcosa di atletico che da ballerino - ha detto Tommassini - coi 40 gradi che c'erano è stata dura, Luciano ha scelto ogni passo della coreografia che gli ho proposto. Ci ho messo dei momenti tratti da film iconici da Tony Manero a Gene Kelly”.

Scheda film: Made in Italy

  • Nazione: Italia
  • Anno: 2018
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 103'
  • Regia: Luciano Ligabue
  • Cast: Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Ettore Nicoletti, Tobia De Angelis