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Ready player one

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Steven Spielberg non ha dubbi: “Tra la realtà e l’immaginazione quando ero ragazzo sceglievo sempre quest’ultima, anzi in essa ero immerso come vorace spettatore di film e come individuo, che faceva della fantasia il suo primario nutrimento. Anche perché la memoria delle immagini che vedevo si radicava con le storie che esse raccontavano nel mio animo, nella mia mente”. Il regista e l’uomo non finiscono di stupire e, anche se compirà 72 anni a dicembre, ha l’animo e occhi curiosi da eterno adolescente. E non stupisce che, dopo “The Post”, fondato sul valore della libertà di stampa e con contenuti dichiaratamente anti-Trump, si sia divertito molto a dirigere il nuovo film “Ready Player One” dal fantascientifico romanzo di culto dello scrittore e sceneggiatore Ernest Cline che porta la realtà virtuale, gli Avatar, le comunità dei videogiochi in primo piano nel mondo prossimo venturo, essendo ambientato nel 2045.

Perché ha deciso di portare questo best seller globale sullo schermo? “Ho letto e riletto il libro di Cline, che porta un ragazzo in un mondo distopico, spostandolo, come cultore di videogame, nella dimensione virtuale. Sarà comunque la realtà, quella vera, che sempre racconta l’umanità perché ogni vita vera ha la sua storia, a vincere alla fine. Il giovane vive in una sorta di baraccopoli, il mondo è inquinato, ma l’adolescente Wade (Tye Sheridan), il suo Avatar è Parzival, è consolato come tanti dal mondo virtuale Oasis creato dal geniale miliardario James Donovan. E quando vive come Avatar fa quello che tanti praticano con la realtà virtuale. Può andare dovunque, trasformarsi, sognare e innamorarsi, come accade al protagonista”.

Qual è il suo Avatar? “Me stesso, ma se penso a un Avatar ideale mi viene in mente Paperino, è perfetto”

Per lei è più importante vincere o giocare? “La vittoria per me è come una fine, hai conquistato e puoi anche sentirti come morto, pensare che tante cose sono superate. To play significa giocare le proprie carte, il proprio videogame. Io voglio sviluppare sempre il mio gioco. Non è la vittoria che conta, ma il giocare, il confrontarsi, dialogare con la collettività”.

Cosa legge oggi? “Personalmente amo le biografie, ho sempre letto e continuo a farlo le vite degli uomini, delle donne, scienziati, astronauti, gente comune capace di narrarsi… È come aprire una porta ed entrare in tanti mondi, ma è certamente un processo diverso da quello che offre la tecnologia e per me ha un valore e contenuti fondamentali”.

Chi ricorda dei registi italiani? “Prima di fare nomi devo comunicare qualcosa che è davvero nel mio cuore. Amo la sincerità, l’autenticità delle emozioni che ho scoperto in tanto cinema italiano. Penso a Vittorio De Sica, ma per me è stato molto importante anche Michelangelo Antonioni. E Fellini, ovviamente, perché l’immaginazione e la realtà andavano a braccetto in ogni sua sequenza”.

Il cinema del nostro tempo è in piena trasformazione. Ne conviene? “Io, ripeto, credo alle storie. Non esiste cinema se non c’è alle sue spalle una storia ben scritta, capace di coinvolgere lo spettatore. La parola e l’immagine sono strettamente legate per me. Senza la scrittura l’immagine ha un’intelligenza artificiale e lati oscuri. Con una storia e la sua umanità tutto si illumina”.

Scheda film: Ready player one

  • Nazione: USA
  • Anno: 2018
  • Genere: Azione
  • Durata: 142'
  • Regia: Stevan Spielberg
  • Cast: Olivia Cooke, Ben Mendelsohn, Simon Pegg, Tye Sheridan, Mark Rylance.