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Jurassic world: Il regno distrutto

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Come suggerisce il titolo del film, e quindi senza timore di infrangere le sempre più stringenti clausole di non divulgazione, si può dire che Isla Nublar, l'isola al largo del Costa Rica, dove 25 anni fa lo scienziato interpretato da Richard Attenborough costruì il primo parco giurassico, è destinata a diventare un ricordo. 

“Mi sono molto divertito di fronte al terrore del pubblico”, ci racconta il regista J. A. Bayona, che ha impresso una svolta thriller al film. “La tensione apparteneva alla prima trilogia di Jurassic Park e Steven Spielberg è maestro nel creare riprese iconiche, catturare momenti che restano nell'immaginario e danno un senso più profondo alla storia”. 

La grande minaccia è il vulcano che si è risvegliato e che sta inondando tutto di lava, riproponendo su scala ridotta l'estinzione dei dinosauri avvenuta nel fuoco (ma per un meteorite) 65 milioni di anni fa. Lei, Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) redenta nel primo film della nuova era, non è più una manager ma un'attivista per la protezione dei dinosauri. Sulla scena mediatica intanto si consuma un dibattito etico e politico se si debba, anche a livello governativo, intervenire per proteggere i dinosauri dall'estinzione, come si fa per altre specie animali (su questo fronte ritorna in un cammeo, con monologo molto centrato, Jeff Goldblum). Ma la nostra Claire ha già deciso di suo e quando trova un miliardario filantropo con il carisma di James Cromwell, torna sull'isola (stavolta con le calzature giuste e non più con i ridicoli tacchi a spillo sfoggiati nel primo film) per salvare quante più creature possibili. Ad aiutarla ci sono due giovani assistenti, la pluriveterinaria Zia e il genio informatico Franklin. La giovane donna va alla ricerca dell'addestratore di velociraptor Owen Grady (Chris Pratt), che nel frattempo si è ritirato e si sta costruendo con le proprie mani una casa di legno in riva a un lago. La storia tra i due è finita dopo l'avventura del primo film e oggi sono una di quelle coppie in sintonia quando si tratta di affrontare catastrofi, ma che si sfaldano sui piccoli e banali ostacoli della vita quotidiana. Per non distruggere il regno a colpi di spoiler (quanto detto finora appartiene solo ai primi minuti del film) si può accennare che si assiste ad una lunghissima scena biblica di fuga dei dinosauri, che abbondano per quantità e specie in un perfetto mix tra digitale e animatronic, con i bestioni ricostruiti realmente. “Era importante far sentire che il mondo dei dinosauri non fosse di fantasia, ma piantato nella realtà, basato sulle teorie scientifiche della clonazione. Usare dinosauri tangibili ha regalato un grande senso di realismo, visto che permettono anche agli attori di recitare meglio. In più avere degli esemplari elettronici ci consente di far capire la luce e la texture reale che va poi riprodotta in digitale”.

Il motivo per cui il produttore Steven Spielberg e l'ex regista Colin Trevorrow, qui sceneggiatore e produttore esecutivo (responsabile del miliardo e settecento milioni di dollari incassati dal primo capitolo) hanno scelto come regista Bayona è semplice. “Jurassic world: Il regno distrutto” mette insieme due film in uno: un disaster movie e un horror gotico e claustrofobico. Bayona racconta di aver messo insieme un film Amblin (la storica casa di produzione di Steven Spielberg), con gli horror della Hammer. “Lavorare con Spielberg era un sogno. Amo il suo stile di regia. È sempre pieno di entusiasmo e ti fa sentire che il tuo apporto può fare la differenza. Questo mio Jurassic è un omaggio a tanti suoi film, da “I predatori dell'arca perduta” a “Intelligenza artificiale”, nel modo in cui raccontiamo il rapporto tra gli umani e gli altri. E poi ho guardato al cinema classico di Buster Keaton, che anche Spielberg ha omaggiato spesso nella sua carriera. Un esempio? La fuga verso il mare di uomini e dinosauri, l'inquadratura che si restringe e i vari fuggitivi che spariscono pian piano, inghiottiti da lava e fumo...”.

Per realizzare l'Indoraptor, nuovo terribile dinosauro, Bayona si è “ispirato alle foto in bianco e nero dei soldati traumatizzati della Prima guerra mondiale, gli occhi spiritati e stravolti”. Gli artigli di questo essere intelligente e persino più crudele dello stesso Indomitus Rex, ricordano quelli di Nosferatu; il regista aggiunge che “amiamo i dinosauri proprio perché ci spaventano”.

Ottima la scelta dei villain destinati (non tutti) a fare la fine che si meritano: Tedd Levine è un formidabile mercenario sopra le righe, di quelli che amano l'odore del napalm di mattina presto; Toby Jones è un battitore d'asta di mercanzia preziosa e pericolosa per il circolo ristretto dei ricchi senza scrupoli della terra, mentre BD Wong torna nel ruolo di genetista senza morale. E poi c'è l'Indoraptor dai denti macchiati di sangue, ma è chiaro che in questo nuovo capitolo si è rovesciato il rapporto tra chi insegue chi. “C'è sempre un rimando alla realtà, l'idea di formare una schiera di ragazzini al rispetto del nostro pianeta e degli animali, sperando che non ripetano gli errori fatti da noi. Ma al centro del mio film, più che i ragionamenti, ci sono le emozioni”, dice Bayona. “L'idea, nel momento in cui si dice addio a Isla Nublar, è che si dimentica il passato e si guarda al futuro. Il regno dei dinosauri è sottosopra e tutte le possibilità sono aperte. E di questa possibilità di cambiamento, molto si deve alla televisione che ha cambiato il modo in cui le storie sono raccontate: solo qualche tempo fa sarebbe stato inimmaginabile far morire Han Solo...”.

Scheda film: Jurassic World: Il regno distrutto

  • Nazione: USA
  • Anno: 2018
  • Genere: Azione
  • Durata: 131'
  • Regia: J.A. Bayona
  • Cast: Jeff Goldblum, Bryce Dallas Howard, Chris Pratt, Rafe Spall, Toby Jones.