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Bohemian rhapsody

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Provate a immaginare come deve essere: siete un gruppo di attori, bravi, appassionati, vi siete calati completamente nel ruolo. Avete un compito non facile, quello di interpretare i Queen nel film che racconta la loro storia. E la prima cosa che viene girata è, in realtà, la più importante: il finale del film, il concerto del Live Aid, l'esibizione definitiva di Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon, quella della loro rinascita e del loro trionfo, vista in mondovisione da centinaia di milioni di persone. Venti minuti di set dal vivo, nel quale la band deve essere all'altezza del ruolo, suonare su un gigantesco palco, essere credibile, coinvolgere il pubblico che, in sala, vedrà l'esibizione conoscendo, in gran parte a memoria, l'originale. Ecco, per Rami Malek, nei panni di Freddie Mercury, Gwylim Lee in quelli di Brian May, Ben Hardy dietro ai tamburi della batteria di Roger Taylor e Joseph Mazzello con il basso di John Deacon, questo è stato l'inizio dell'avventura di “Bohemian Rhapsody”, il biopic firmato Brian Singer che racconta l'avventura dei Queen dalla loro nascita nel 1970 fino, appunto, alla loro rinascita sul palco di Wembley nel 1985. “È stata la prima cosa che abbiamo fatto, ma è stato un bene - dice Rami Malek - può sembrare strano, iniziare dalla fine e forse anche dalla cosa più difficile. L'abbiamo ripetuta finché non siamo arrivati ad avere la perfezione. Ci ha drenato tantissime energie. Siamo saliti sul palco iniziando da Bohemian Rhapsody, il giorno dopo Radio Ga Ga, poi Hammer to Fall e poi tutte per una settimana fino a We Are the Champions. Alla fine ci sentivamo sicuri, abbiamo capito di aver assimilato tutto e abbiamo chiesto di rifarle tutte una dopo l'altra. Hanno montato tre gru e altre macchine da presa, in più c'erano dei fan dei Queen a fare da comparse e abbiamo cominciato a cantare tutte le canzoni in sequenza come nella realtà e ci siamo resi conto del crescendo di energia, della carica che ti dà quel tipo di esperienza. Alla fine finisci quasi per sentirti sovrumano, poi vai nel backstage e svieni. Alla fine ci siamo stretti la mano, ci siamo guardati negli occhi, è stato il momento che ci ha uniti come band. È stata un'emozione fortissima”.

Il film “Bohemian Rhapsody” racconta la storia della band dall'inizio, dalla sera in cui Freddie Mercury vide suonare dal vivo gli Smile e si offrì di diventare il loro cantante, fino alla grande esibizione al Live Aid nel 1985, una storia raccontata principalmente attraverso le vicende personali e artistiche di Mercury, con tutte le sue paure, i suoi limiti, i suoi difetti, ma anche con tutta la sua genialità, la grandezza, la forza. “Vestire i panni di Mercury non è stato facile - dice ancora Malek - In realtà è stato estremamente difficile. Non voglio dire che sia stato un peso, ma la natura mitica del personaggio, il fatto che abbia significato tanto per la gente che lo amava, che fosse quasi un dio dal punto di vista musicale, rendeva il compito davvero impossibile. Ma l'ho affrontato con passione, ho pensato che fosse importante rendere giustizia alla sua eredità, così mi sono immerso in quello che era Freddie Mercury, il che ha voluto dire anche fare un anno e mezzo di lezioni di canto, di piano, di lezioni per imparare a entrare nei suoi movimenti e parlare col suo accento. Ma alla fine quello che conta è che non è un'imitazione, io non sono Freddie Mercury, ma un attore che interpreta, al suo meglio, un ruolo per renderlo vero”.

Il film ha esordito con grande successo, raro per un biopic musicale; un successo meritato, perché “Bohemian Rhapsody”, pur non essendo un capolavoro, è un film molto ben costruito, ricco di musica ma non un musical, positivo ovviamente su tutta la storia della band ma credibile, attento, in grado anche di illuminare parti meno note e meno brillanti della personalità e della vita di Mercury: “Credo che sia la cosa più bella del film”, dice ancora Malek, “tutti quanti conoscono l'aspetto macho, esagerato, spettacolare, provocatorio di Freddie Mercury. Ma non credo che molti conoscessero la parte più intima e personale. Io ne sapevo assai poco, non conoscevo nemmeno il suo vero nome, Farouk Bulsara. E soprattutto la storia d'amore e di amicizia, che ha avuto una straordinaria centralità nella sua vita, con Mary Austin. Quando ho accettato di mettermi nei suoi panni, ho accettato di affrontare tante difficoltà, ma poi ho pensato a questo ragazzo nato a Zanzibar, che aveva frequentato le scuole in India per poi tornare a Zanzibar e trovare una rivoluzione che l'ha costretto ad andare a Londra. Ho messo da parte la rockstar per concentrarmi sull'essere umano alla ricerca dell'identità, in cui mi sono potuto identificare da straniero negli Stati Uniti. Mi sono concentrato su quegli elementi che avevamo in comune”.

Bravissimo nel film è anche Gwilym Lee, che veste i panni di Brian May, in maniera talmente credibile da far dimenticare che si tratta di un attore: “Anche per me è stato un compito difficile e ogni volta che mi sembrava di perdere il filo dovevo di nuovo concentrarmi su quello che dovevo e potevo fare. Di solito quando mi avvicino a un personaggio, parto dall'interno, dalle sue emozioni e la sua psicologia. Con un personaggio come questo, che tutti conoscono, ho dovuto fare il processo inverso: partire dall'esterno per poi andare dentro. Lui è stato di grande aiuto in tal senso. La prima volta che mi ha visto in abiti di scena, vestito come lui, è stato al primo giorno di riprese. Ero nel mio camerino, ho aperto la porta ed era lui. Si è trovato davanti una versione più giovane di sé stesso e siamo rimasti entrambi in silenzio. È durato un paio di minuti, poi ha fissato i miei capelli e ha iniziato a correggerli dicendo: No, aspetta, io li portavo in questo modo”.

Malek aggiunge: “Per quello che riguarda Roger e Brian, vi posso raccontare questa storia. Non mi avevano mai visto nei panni di Freddie e io avevo fatto un provino negli studi di Abbey Road in cui avevamo registrato quattro canzoni, ma mi ero allenato anche nel replicare i gesti e nel conoscere la sua storia. Alla fine della registrazione lo sceneggiatore mi prese alla sprovvista facendomi domande come se fossi Freddie e io capii subito che avrei dovuto rispondere restando nel personaggio. Domande su cosa avesse significato crescere a Zanzibar o su chi fosse la persona di cui mi fidassi di più. Il giorno dopo fui convocato per vedere la registrazione con Roger e Brian nel salotto di casa di Roger. Andai lì e loro iniziarono a scrutarmi dalla testa ai piedi. Poi guardammo le canzoni e anche lì sembravano abbastanza soddisfatti. Infine arrivammo alle domande, e quando fu il momento di quella su chi mi fidassi di più, io mi gelai, terrorizzato: “Avrò detto Roger o Brian?”. Non lo ricordavo proprio, ma mi sentii rispondere che si trattava di Mary. Loro si guardarono e annuirono: Sì, si può fare”.

Scheda film: Bohemian Rhapsody

  • Nazione: USA
  • Anno: 2018
  • Genere: Biografico
  • Durata: 131'
  • Regia: Dexter Fletcher
  • Cast: Rami Malek, Joseph Mazzello, Ben Hardy, Gwilym Lee, Allen Leech, Aaron McCusker