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Rocketman

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Pochi mesi dopo l'incredibile successo a cui è andato incontro “Bohemian Rhapsody”, con 903 milioni di dollari incassati in tutto il mondo e 4 Oscar vinti, un altro divo della musica è diventato Settima Arte grazie a “Rocketman”, biografia su Elton John co-prodotta insieme a suo marito, David Furnish. Se nel film di Bryan Singer avevamo assistito ad una fortunata versione edulcorata della vita di Freddie Mercury e dei Queen, con “Rocketman” lo sceneggiatore Lee Hall non cede a compromessi, evitando fastidiose sbianchettature sul passato del baronetto Elton, negli anni '70 e '80 accecato dal successo e in particolar modo da alcool, sesso, cibo e droghe. Ma Dexter Fletcher, che aveva concluso le riprese di “Bohemian Rhapsody” dopo il clamoroso licenziamento di Singer, va oltre, realizzando un musical biografico, e non un biopic musicale come avvenuto con il film sui Queen. Un vero trionfo di originalità che trapela da ogni frame, con le celebri e amatissime canzoni di Elton John che non vengono semplicemente cantate, trovando modo di intrecciarsi alla trama, alla storia del suo autore, esplodendo dallo schermo.

Un viaggio musicale, quello diretto da Fletcher, che parte dai primi anni di vita di John, fenomeno al pianoforte sin da bambino, con un padre che gli nega persino gli abbracci e una madre che lo guarda con disprezzo. Eppure lui non cerca altro che amore. Malinconico e travolgente, “Rocketman” ci mostra la trasformazione a cui andò incontro un timido pianista prodigio di nome Reginald Dwight, dal nulla diventato l'esuberante e trasgressivo Elton John. Un qualsiasi ragazzo di provincia che in pochi anni si tramuta in una delle figure più iconiche della cultura pop, in una superstar internazionale che vale da solo il 5% della discografia mondiale. Taron Egerton, da tutti conosciuto grazie alla serie action The Kingsman poi uscito malconcio dal flop di “Robin Hood”, compie l'ardua impresa di diventare Elton John. Letteralmente. A differenza di Rami Malek, premiato con l'Oscar dopo aver ceduto al lip-sync in “Bohemian Rhapsody”, Egerton canta con la propria voce, dando vita ad una performance attoriale semplicemente clamorosa. Imbruttito, agghindato con abiti deliranti e occhiali dalle montature folli, il 29enne Taron riesce a rendere credibili le emozioni vissute all'epoca da Elton, divo idolatrato eppure eternamente infelice.

Innamorato di Bernie Taupin, suo storico paroliere interpretato da Jamie Bell che non ricambiava ugual sentimento in quanto eterosessuale, e abbindolato dal primo manager John Reid, interpretato da Richard Madden, John scivolò lentamente in una parabola autodistruttiva che Fletcher, la Paramount e Hall hanno fortunatamente mantenuto intatta. Esplicitandola. L'alcool, la cocaina, le orge, il tentato suicidio, la rehab. In “Rocketman” non manca nulla di quel che è stato Elton John, genio della musica per decenni combattuto, in guerra con il proprio io e con quella famiglia che inspiegabilmente non è mai riuscita a volergli bene, nonna esclusa. Tolto il matrimonio di facciata con Renate Blauel, rimasta sua sposa dal 1984 al 1988, Elton è sempre stato gay e “Rocketman” non addolcisce la pillola in alcun modo. Anzi, vedi la tanto chiacchierata scena di sesso tra Egerton e Madden. Fletcher, mai tanto centrato in qualità di regista, omaggia la straordinaria e infinita discografia di John con scene da puro musical di Broadway, lasciando il suo protagonista al cospetto dei fantasmi del proprio passato. Un 'Canto di Natale' glitterato e colorato in cui il protagonista dialoga con se stesso, specchiandosi, davanti ai suoi desideri, alle proprie debolezze.

Quel bisogno di essere amato Elton l'ha poi finalmente abbracciato solo nei primi anni 2000, con il marito David Furnish, al fianco del quale ha avuto due figli. Co-produttore del proprio biopic, John non ha avuto timore a mostrare il fondo pericolosamente raschiato, all'incirca 30 anni fa, evitando l'apologia. Le imperfezioni dell'uomo Reginald Kenneth Dwight prendono il sopravvento sul divo Elton Hercules John, perennemente mascherato con look sgargianti per nascondere fragilità e insicurezze. In 120 minuti di film, tra brani amatissimi, trovate sceniche e irresistibili coreografie, “Rocketman” racconta la parabola di un uomo che dopo aver toccato il Paradiso con un dito è precipitato all'Inferno, per poi accettarsi, rialzarsi, perdonare, amare, e iniziare a vivere.

Scheda film: Rocketman

  • Nazione: USA
  • Anno: 2019
  • Genere: Biografico
  • Durata: 121'
  • Regia: Dexter Fletcher
  • Cast: Taro Egerton, Bryce Dallas Howard, Richard Madden, Jamie Bell, Steven MacKintosh