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Tolo Tolo

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Una commedia sull'Africa e sull'immigrazione, sul fascismo che è dentro di noi pronto a risorgere nei momenti di stress, in cui si sorride spesso, le battute azzardate sono alternate a momenti pieni di umanità. Con canzoni d'altri tempi del repertorio italiano, balletti acquatici dei naufraghi nella tempesta che faranno discutere e incursioni cartoon con le cicogne e Zalone vestito da esploratore col fazzoletto rosso di Alberto Sordi. “Tolo Tolo” è la grande scommessa di Luca Medici, in arte Checco Zalone, che torna sugli schermi a quattro anni dai 65 milioni di “Quo vado?” Il soggetto è di Paolo Virzì, con cui firma la sceneggiatura, la regia è la prima a firma Luca Medici. “Quanto sono in ansia da prestazione?” dice Zalone all'affollata conferenza a Roma. “Da uno a dieci direi dieci. Inutile fare gli ipocriti: bisogna fare i soldi e speriamo di riempire le sale anche questa volta”.

L'anteprima del film è stata preceduta dalla polemica legata al videoclip con la canzone celentaniana Immigrato, ma le accuse di razzismo si infrangono contro la scelta di campo chiara di Zalone sull'immigrazione e un ritratto degli italiani tutt'altro che brava gente. “Tolo Tolo” (significa “solo solo” e lo dice un ragazzino africano che diventerà il compagno di viaggio del protagonista) si apre su Pierfrancesco Zalone detto Checco che si definisce un sognatore, ma con i soldi degli altri. Trascina lo zio Nicola Di Bari e la famiglia al fallimento di un faraonico ristorante di sushi ed è costretto a levarsi di torno. Lo ritroviamo cameriere in un resort africano, questo candido narciso, in fuga dal fisco e dai debiti, che vive per creme del viso e vestiti firmati. Sarà costretto, con l'arrivo della guerra e dei miliziani, a tentare di tornare in patria dove i parenti sono ben felici della sua scomparsa che ha cancellato i debiti. Eccolo sulla rotta dei migranti tra pullman sepolti di valige, attraverso il deserto, barconi bloccati in porto, campi di prigionia.

Secondo l'attore e regista “non è un film politico ma che racconta la contemporaneità, anche se tutto è politica”. Mentre il produttore Valsecchi aggiunge: “Parla di persone che non cercano un futuro migliore ma un futuro. Mette in scena la realtà contemporanea con il sorriso e con un tocco magico e poetico”. Un film destinato a deludere Salvini: “Tutto è politica”, dice Zalone, “pur restando umile vorrei dire che non faccio film come Salvini”. E sull'idea di farlo senatore a vita dice: “sono solo chiacchiere, ci crederò quando mi chiamerà il presidente Mattarella”.

Il film segue sullo sfondo della storia del protagonista l'ascesa implacabile di un disoccupato, Gramegna, che scala le cariche amministrative e poi politiche: carabiniere, pignoratore, prefetto, ministro degli Esteri, premier e presidente della Commissione europea che dice ai naufraghi “non è colpa mia se siete nati in Africa”. Zalone commenta: “È un personaggio dei nostri tempi. Questa escalation verso il successo, quest'uomo che ogni volta ricopre una carica superiore è la fotografia del presente. Non è uno in particolare, fa la carriera di Di Maio, l'ho vestito come Conte e ha il linguaggio di Salvini. Diciamo che ho creato una sorta di mostro dei nostri tempi”. A proposito delle reazioni al film, specie quelle di Salvini, risponde Zalone di non averne idea: “Lui è l'espressione della gente, sarà la gente casomai che si sentirà chiamata in causa”. Quali sono i politici che vorrebbe vedessero il film? “Mattarella lo consideriamo un politico? Lui, comunque. E il Papa”.

Tanti i riferimenti alla commedia all'italiana. “Guardo con estremo rispetto alla commedia all'italiana di Risi e Sordi, con le dovute proporzioni, senza dire che sono uguale, ma questi sono i modelli”. Spiega il personaggio di Omar, l'africano cinefilo che conosce i classici del nostro cinema: “È esistito veramente un ragazzo senegalese innamorato del nostro cinema che era amico di Paolo Virzì. Paolo ha girato un doc e io l'ho visto, mi sono commosso”. A proposito del suo debutto da regista, a chi gli chiede se durante il lungo set si è mai sentito smarrito risponde: “Diciamo che ci sono stati giorni in cui mi sono sentito trovato. Ero sempre smarrito, in preda all'ansia e allo stress. Stare a capo della macchina che serve a fare un film è difficilissimo”. Sono lontani i tempi del sodalizio con Gennaro Nunziante, durato quattro film: “Siamo ancora amici, e nel nostro lavoro insieme mi ha sempre dato libertà anche sulle questioni tecniche”.

C'è stato un momento in cui “Tolo Tolo” avrebbe dovuto dirigerlo Virzì. “Ho trasformato il suo soggetto in qualcosa di mio ogni giorno di più, man mano gliel'ho rubato. In alcuni momenti il peso delle responsabilità mi ha fatto pensare che sarebbe stato meglio ci fossero stati loro a dirigerlo. Ma quando le cose funzionavano ero contento di essere io il regista”. Racconta la genesi di una scena in cui durante l'assalto di un gruppo di guerriglieri in un villaggio tra spari e bombe continua a pensare ai problemi con ex mogli e soldi, incurante di ciò che lo circonda: “Ho tentato di girare la scena con me spaventato, ma non funzionava. E allora ho scelto il racconto grottesco, su un uomo che sa guardare solo ai suoi problemi contingenti. Ma senza nessun dito puntato o moralismo. L'egoismo è congenito all'uomo, ce l'abbiamo tutti”. Come pure un pezzetto di Mussolini a braccia conserte che s'affaccia nel personaggio, quando si trova in situazioni di pericolo: “inserire Mussolini mi pareva divertente. Uno dei personaggi dice: Non ti preoccupare: ce l’abbiamo tutti dentro il fascismo, è che col caldo viene fuori, come la candida”.

Zalone si toglie un sassolino: “Nei giorni scorsi sono stato accusato di sessismo, ma la coprotagonista, interpretata da Manda Touré io non l'ho spogliata, non le ho fatto mostrare il culo, le ho dato invece un personaggio interessante, una donna forte che ci porta in salvo, una combattente. Ci tenevo perché mi hanno accusato di maschilismo e il film è la mia risposta”. Interpretata dall'attrice francese Manda Touré, Idjaba è una donna che cerca di portare in salvo il suo ragazzino, il keniota Nassor Said Birya, 12 anni. Il ragazzino si chiama Doudou “come il cane di Berlusconi”, dice Zalone. Ad Antonella Attili è affidato il ruolo della madre di Zalone, l'esordiente Souleymane Sylla è Omar. Ci sono anche Barbara Bouchet, ricca signora con toy boy, ospite del lussuoso resort, Nicola Di Bari, che fa lo zio di Checco e Nichi Vendola, che interpreta se stesso in un forbitissimo cameo. Tra le apparizioni anche quelle di Massimo Giletti e Enrico Mentana, nel ruolo di se stessi.

Scheda film: Tolo Tolo

  • Nazione: Italia
  • Anno: 2019
  • Genere: Commedia
  • Durata: 92'
  • Regia: Checco Zalone
  • Cast: Checco Zalone