Michael
Michael è un bambino pieno di sogni e di talento. Balla e canta in modo unico, si esibisce con i fratelli nel gruppo Jackson 5 e interpreta la musica come un meraviglioso strumento per cambiare il mondo. Cresce con il mito di Peter Pan e sogna di fare del bene attraverso la musica, ma si trova a crescere con un padre opprimente, che non esita a tirare fuori la cinta per imporre il suo volere. Ma Michael è destinato a diventare un'icona, la sua ascesa da solista va di pari passo con l'intima urgenza di avere sempre maggiore emancipazione dalla figura paterna, fino al divorzio professionale decretato via fax dal suo nuovo avvocato Branca, che gli starà accanto tutta la vita e oltre. Nel frattempo, tra un animale esotico e l'altro nella sua villa, il suo successo non si arresta, anzi spicca il volo: Off the Wall, Thriller e Bad, il resto è storia.
Più che un biopic fedele alla verità dei fatti, “Michael” è uno spettacolare evento musicale. Era un azzardo già sulla carta realizzare un film su Michael Jackson, figura così complessa e piena di sfaccettature da richiedere una presa di posizione, la scelta di quale parte della storia (non) raccontare. Celebrativo, edulcorato, agiografico, ma anche travolgente e scatenato, “Michael” si rivela il fan-movie perfetto per i nostalgici del Re del Pop e per tutti gli appassionati di danza, grazie al suo ritmo incandescente, a musiche e coreografie capaci di coinvolgere e trascinare il più algido degli spettatori. Antoine Fuqua si assume la responsabilità di raccontare una delle icone più osannate e criticate del mondo, e per farlo sceglie, per evidenti questioni legali, di sacrificare una parte della storia: quella processuale, legata alle gravi accuse di pedofilia e molestie su minori. Non c'è neanche l'ombra di tutto questo nel film che tutta la famiglia Jackson ha approvato (tranne la sorella del cantante Janet e la figlia Paris Jackson), a riprova che dietro l'operazione nostalgia c'era l'intento di riabilitare la figura di Michael Jackson.
Alle nuove generazioni, a cui il film è chiaramente dedicato, si intende consegnare un messaggio preciso: Guardate come nasce un'icona e cos'è riuscito a fare Michael partendo dal nulla. Con il linguaggio dell'american dream tale si invita ad ammirare il genio di un mito che torna in vita sullo schermo grazie a due straordinari talenti, incredibilmente esordienti: Juliano Krue Valdi, un eccezionale Michael Jackson bambino, e Jafaar Jackson, nipote diretto di Michael, figlio del fratello Jermain, membro dei Jackson 5. Il lavoro che fa Jafaar è impressionante da ogni punto di vista: mimetico, vocale, coreografico. Non sbaglia un colpo nella sua performance da brividi, sembra di rivedere la popstar rediviva salire sul palco o esibirsi davanti alla cinepresa. Ogni movimento è maniacalmente studiato al dettaglio e riprodotto fedelmente in modo quasi documentaristico, ma a colpire non sono solo le mosse leggendarie, il moonwalk su tutte, sulle note di Billie Jean, i costumi e le scenografie, ma anche lo sguardo di Jackson, velato da una sottile malinconia. Sono tante le emozioni che attraversano il film e arrivano a contagiare il pubblico, che non può non tifare per questo bambino fuori dal comune, vessato dal padre e tuttavia determinato a non mollare, a sognare in grande contro tutto. Non può non empatizzare con la star che Mtv non voleva per il colore della sua pelle, non può non applaudire il divo finito in ospedale, dopo l'incidente del 1984 in cui la sua testa prese fuoco, e, dopo aver parlato con i bambini del centro ustioni del suo ospedale, decide di devolvere a loro il suo cachet.
“Michael” vuole essere sin dalle prime scene un film da grande pubblico, e ci riesce perché sa commuovere, esaltare, ispirare, divertire e far cantare e ballare chi guarda. È tuttavia anche un film a tesi, con l'obiettivo preciso di raccontare solo un volto di Michael Jackson, quello più determinato, emancipato e filantropico, con una sceneggiatura troppo volta al firmarne un dramma familiare, in una continua evidente ricerca di equilibrio tra la celebrazione euforica del talento creativo e l'approfondimento intimo dell'uomo dietro l'icona. Il risultato è un ritratto potente, motivante, per quanto a un certo punto si distacchi drasticamente dalla realtà dei fatti. Convince anche grazie ad un cast di livello: oltre ai sensazionali Valdi e Jafaar Jackson, spiccano su tutti il padre-tormento Colman Domingo e la madre accogliente Nia Long, senza dimenticare Miles Teller nei panni del rappresentante legale John Branca. La scelta più illuminata della regia è lasciare che il biopic ceda sempre più il passo al film musicale, e far parlare nella seconda parte dell'opera il corpo di Michael. È lui il vero protagonista del film: corpo esposto, rifiutato con l'ossessione del naso perfetto, trasformato. Corpo costantemente messo alla prova e in pericolo, corpo spinto oltre i limiti dell'umano. Corpo diventato, in una sola parola, leggenda.
