Ben-Hur
Il dromedario che mastica placido consegna un'atmosfera da deserto biblico alle campagne romane di Cinecittà World, ventimila ettari di terreno di fianco al parco a tema prestati al ritorno di Ben-Hur.
C'è fermento sul set nel giorno in cui si gira la gara tra le bighe al Circo di Antiochia, sfida catartica tra l'eroe Ben-Hur e l'ex amico fraterno Messala.
Vicino all'arena ricostruita dagli artigiani (500 metri di lunghezza e spalti alti sette metri) viavai di cavalli, centurioni in calzari e telefonino, popolani dalle tuniche misere e dal romanesco verace, bighe lucenti. L'effetto è da Amarcord Peplum: torna alla mente il periodo d'oro della Hollywood sul Tevere di cui Charlton Heston era icona illustre, ma anche i sandaloni ben più ruspanti che hanno riempito i pomeriggi estivi di intere generazioni.
“Tanti ragazzi hanno visto il kolossal di William Wyler solo in tv. In molti paesi del mondo, mercati grossi come Russia e Cina, la storia è praticamente sconosciuta”; il produttore Sean Daniel replica così all'inevitabile domanda: perché rifare un classico che ha vinto undici Oscar? Cento milioni di dollari di budget, la regia affidata allo specialista dell'azione kazako Timur Bekmambetov (“I guardiani della notte”, “Wanted”) e un cast di attori emergenti: Jack Huston e Toby Kebbel, più il solito mentore Morgan Freeman con chioma rasta. Sembra evidente la rilettura popcorn-movie. “Non proprio.
Ben- Hur non è stato solo un film, ma un fenomeno - dice Sean Daniel -Il nostro non è un remake del film del ‘59 ma un nuovo adattamento dal libro di Lew Wallace del 1880. Il co-sceneggiatore John Ridley (“12 anni schiavo”) ha messo al centro i legami di famiglia, la forza della fede. E soprattutto il perdono, mentre l'originale puntava sulla vendetta”.
“Per molti versi ancora viviamo nell'Impero romano, nei suo valori. - azzarda il regista Bekmambetov - Potere, avidità e ansia da successo fanno girare il mondo. Troppi si fanno travolgere da ambizione e competizione, pochi comprendono che i valori fondamentali sono la collaborazione e il perdono”.
Cuore buonista e cast politicamente corretto: “Ben-Hur” ha evitato il passo falso di “Exodus” di Ridley Scott, film biblico in cui c'erano troppi attori anglosassoni. Qui il ruolo di Ester è dell'iraniana Nazanin Boniadi, l'israeliana Ayelet Zurer è Naomi e il turco Haluk Bilginer Simonide. “Lo avevamo deciso ben prima delle polemiche - assicura il produttore - Per il ruolo di Ilderim, che è arabo, abbiamo scelto Morgan Freeman: perché è un grande attore, ma anche per rompere la tradizione che in questo ruolo vuole attori britannici bianchi”.
Girato tra Roma e Matera,Ben-Hur racconta la storia del principe ebreo ingiustamente accusato di tradimento dal fratello adottivo, Messala, ufficiale dell'esercito romano. Dopo sette anni da schiavo in mare, l'uomo torna per cercare vendetta, ma trova la redenzione. A rubare la scena a Jack Huston, nipote del grande regista la cui carriera stenta a decollare, c'è il britannico Toby Kebbell, già protagonista di “Warcraft”, uscito in estate: “Toby ha saputo illuminare di umorismo la cupezza del personaggio di Messala”, assicura Bekmambetov. “Il film è una storia di fratellanza” dice Kebbell. Che all'Independent che gli ricordava come Gore Vidal accostasse il rapporto tra Ben-Hur e Messala a quello di due ex amanti, ha risposto: “Il nostro film non sottintende una relazione omosessuale, ma se la gente vuole interpretarla così va bene lo stesso”. La produzione invece punta sull'appeal spirituale del film. E specie dopo le prime stime che indicano uno scarso interesse del pubblico verso la storia, si prepara a puntare sul pubblico dei credenti. Non a caso, durante le riprese Rodrigo Santoro, che interpreta Gesù, e Nazanin Boniadi si sono fatti immortalare all'udienza con Papa Francesco.
